venerdì, giugno 23, 2006

43/45

A scuola sono una merda, all'esame parto con 12 crediti e una media del 6.2 presa a calci in culo. Ho fatto gli scritti: il tema di Italiano sul distacco, un tema di inglese sul processo di Kafka (sì lo so che è letteratura tedesca) e la terza prova con Florenskij a filosofia, il terzo principio della dinamica a Fisica, la generaciòn del '27 a spagnolo e le droghe a educazione fisica. Oggi ho visto i risultati: 43/45. Solo due persone hanno preso più di me, solo 2 persone avevano meno crediti di me all'inizio. Ora signori, compermesso sento dal profondo del cuore di mandarvi affanculo (in senso buono).

sabato, giugno 03, 2006

Come in una boccia d'acqua (Danza delle emozioni)


Ho scritto una cosa per una persona a cui voglio bene.Non succede spesso.
Nessuna delle due cose.

Scosse la testa, come destato da un sogno. Aprì e chiuse le palpebre più volte. Poi lo sentì. Non lo sentiva da molto tempo, quel torpore, e scatenò in lui un amarcord, seguito da uno sfiorarsi di emozioni molto delicato, sottile: Felicità sfiorava con tre dita le labbra di Gioia, Gioia accarezzava i capelli di Nostalgia,Nostalgia sfiorò con le labbra gli occhi di Angoscia, Angoscia percorse col suo indice leggero la strada che portava dal collo alla schiena di Felicità, e così via, un turbinio di sentimenti danzanti senza intenti precisi, se non quello di far arrivare il torpore all'altezza del naso dell'uomo. Arrivò un poco più su. L'uomo non vide più nulla o, almeno, nulla di definito. Era come se avesse messo la test ain una boccia d'acqua, e si perse in reminiscenze di quando, da bambino, andava al mare, tratteneva il respiro, si buttava in acqua e cominiciava a far uscire tutta l'aria dal naso, rimanendo (per chissà quale arcano scientifico) sul fondale: da lì guardava in alto, e vedeva la luce del sole distorta dal pelo dell'acqua, poteva guardarlo senza venire accecato, anche gli scogli sembravano meno aguzzi.
Il bambino capì: era felice.
L'uomo capì: era felice.
Si asciugò una lacrima con la mano e, incredulo, la guardò. Non piangeva da una vita. Guardò la ragazza che aveva di fronte. In quel momento dimenticò cosa ella potesse aver fatto o detto di così intenso da provocare in lui quella reazione. Non aveva importanza, ormai; non importava cosa o come.
Era successo. Punto.
Era successo a lui, proprio a lui che quel torpore lo aveva assaporato così di rado.
La ragazza continuava a parlare ma lui non la sentiva, le sue orecchie ormai ascoltavano solo i fruscii provocati da Felicità, Gioia, Nostalgia e Angoscia che continuavano inesorabilmente a sfiorarsi.
La ragazza continuava a parlare ma lui non la sentiva, era sott'acqua nei suoi ricordi di bambino, e sott'acqua i suoni non si propagano.
La ragazza continuava a parlare ma lui la interruppe.



"Ti voglio bene", le disse.





E non ci fu bisogno di aggiungere altro.



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