domenica, febbraio 05, 2006

Pizza Bondage



"Si vive meglio? Voglio vivere male. Bisognerebbe prendere a frustate il mostruoso commercio d'amicizia fatta solo di scambi di interesse. Un uomo cos'è se non è un uomo? Un uomo sempre. Un uomo in ogni caso. Voglio vedere il profondo dell'anima. Io voglio le parole del cuore, i sentimenti senza maschere o trucchi"

No, così non va bene, troppo moscia. Qui Alceste è incazzato perché non può dire quello che pensa, non può dire la verità. Non può parlare come un damerino, ce l'avra avuta anche lui un'anima, cazzo!

"SI VIVE MEGLIO? VOGLIO VIVERE MALE. BISOGNEREBBE PRENDERE A FRUSTATE IL MOSTRUOSO...IL MOSTRUOSO..."

Bah..lasciamo perdere.
Non riesco a guardarmi negli occhi. Non mi convinco. Questo specchio mi inquieta.
"Sono adatto per questa roba?", mi chiedo.
Sembro quasi patetico. Chiuso a chiave nel bagno davanti ad uno specchio che sembra non riflettere la mia immagine. La mia voce sembra venire da qualche altra parte. Il mio sguardo fisso sulle mie pupille riflesse, sembra andare da qualche altra parte.
Dal buco della serratura entra un odore. Fa la scia, come nei cartoni animati: sgattaiola dentro, viene verso di me, percorre la mia schiena, sale, mi picchietta sulla spalla.
Mi volto, come a percepire la chiamata, ed inizia lo scambio di opinioni fra naso e cervello.

"E' pasta al pomodoro", dice il naso.
"No no, sento del formaggio, deve essere pizza", dice la materia grigia.
"Ma che cazzo dici", replica l'altro.
"Che cazzo dici tu, ti dico che è pizza, sento pure l'origano, porca puttana".
"Casomai sono io che sento qualcosa, e tu che dopo sputi sentenze"

Ridi ridi che la mamma ha fatto la pizza.

La pizza ha il potere di tirarmi su di morale. Sono u po' primitivo in questo: il cibo mi manda in bambola.
Decide tutto lui, è una specie di femme fatale con giarrettiera e tacchi a spillo, ed io l'ometto manovrabile di turno.
Se fosse uno di quei giochi erotici che tanto soddisfano il bisogno di trasgressione della società odierna, potremmo dire che la pizza interpreta la padrona e io lo schiavo.
A disturbare questo mio amplesso alimentare c'è una voce umana ma sensibilmente camuffata, quasi robotica, che c'è ma non c'è, sembra estranea ma è familiare, è un po' come riconoscere la voce del ladro che ti entra in casa la notte.
Almeno il ladro prende quello che deve prendere e se ne va, non rimane lì a parlare, a rompere le palle sempre.

Strano che io parli così, quando so che esiste un tasto rosso sul telecomando, in alto a destra.

Ma a me che mi frega, sono intento a consumare il mio rapporto con la signorina Margherita, senonchè la voce amica/estranea si fa più scandita, insistente, ora ha pure una musichetta sotto, non tanto allegra, un poco lugubre.

Tizio si è impiccato.
Tizio era un ergastolano, si è tolto la vita in cella.
Tizio aveva violentato e ucciso una ragazzina, è stato condannato all'ergastolo e allora si è impiccato in cella.

La voce sparisce, sovrastata da quella più calda e umana di mia nonna seduta in poltrona.
"Con che coraggio fanno queste cose, ma non hanno un po' di ..."
Una volta capito dove vuole andfare a parare non faccio caso al discorso della vecchia, faccio caso alle prime cinque parole che mi sono venute in mente:
1) A
2) SUA
3) IMMAGINE
4) E
5) SOMIGLIANZA

Qui ho avuto tanta paura.
La signorina Margherita mi ha chiesto di giocare al dottore, ma io non avevo più fame.

mercoledì, febbraio 01, 2006

Quattro veli di morbidezza


Caro diario,

Ciò che mi circonda è morbido, soffice, coccoloso, invitante, insistente, quasi colloso e velatamente arrogante.
Ciò che mi circonda è strettamente connesso alla pigrizia, se non figlio della pigrizia stessa:
cuscini; tv; divani; letti; impulsi sessuali che sfociano in onanismi; luci soffuse soffici e ubriacanti; comodi e semplici interruttori per polpastrelli senza calli; tecnologia luminosa che quasi tutto permette e che ci avvicina a Dio; un dio che veglia su di noi e che si prende meriti e colpe al posto nostro; ideologie precised e chiare che ti lasciano la libertà di scegliere di ammazzarti di seghe davanti a falce e martello oppure di fronte alla croce celtica; un sistema pieno di ingiacchettati, incravattati e autoblumacchinizzati che mi sollevano dal grave, oneroso, ingestibile peso del mio Paese semplicemente facendomi mettere una concisa crocetta; un mercato che si preoccupa per me, assicurandosi che la scatola del mio detersivo di marca sia sufficientemente stilosa; stilisti che si preoccupano di cosa indosserò questo autunno; gente che si preoccupa di dirmi cosa fare e cosa indossare per far sì che io non venga escluso dai salotti buoni; giornalisti che si preoccupano di farmi sapere che Tizio che fatto il programma X usa la famosa carta da culo Y e che i suoi fratelli Caio e Sempronio hanno appena lanciato la nuova linea di lingerie per uomo con l'aiuto di Attila, Pelè, Belzebù, Bruto, Cassio, Gandhi, Marcantonio, il topino dei denti, Mastro lindo, Mata Hari e Scipione l'Africano.
Tutti quelli che mi circondano si preoccupano per me: di cosa dovrei lamentarmi?
Io sono importante per loro, praticamente lavorano in funzione di me.
Io mi godo il benessere, e se questo benessere è finto o sporco cosa mi frega, tanto questo è un mondo meraviglioso.

Ora, mio caro diario, ti devo lasciare, perché devo andare in bagno, ma prima passo dalla Coop, perché Tizio che ha fatto il programma X ora usa una carta da culo diversa, più morbida, soffice, coccolosa e invitante.