Liquidi e corpi

Ad un tratto tutto si fa appannato e acquoso, come se mettessi la testa in una brocca d'acqua e aprissi gli occhi. Questi ultimi gonfi, pieni, spasmodici di uscire da quelle orbite e partire verso un'infinito, o perlomeno impazienti di illudersi che ci sia, l'infinito. Palpebre colme fino all'orlo, esitanti, che un po' se la tirano, non vogliono lasciarsi andare così facilmente; vogliono un motivo buono, non vogliono certo sputtanarsi per una cosa da poco. Allora decidono di temporeggiare, e rimangono così: colme fino all'orlo, sul punto di esplodere, ma pazienti, sagge, studiano la situazione minuziosamente, fino a che non capiscono che è meglio non sprecare il frutto e insieme l'essenza di un'emozione, e allora lasciano che sia il vuoto a riempirle ora, mentre l'emozione ritorna da dove era venuta, tornando, triste e delusa, a essere niente. Oppure, si lasciano andare, preannunciate da uno strano torpore del setto nasale, travolgendo tutto ciò che trovano di fronte: pudore, vergogna, timidezza, paura, regole sociali non scritte, bon ton, dogmi dei veri fighi e via dicendo. Accadono semplicemente. Accadono e basta, come la cosa più spontanea di questo mondo, lasciando dietro di sè la scia e successivamente la storia di un intenso orgasmo.
Stranamente (perché stranamente?) tutti i liquidi che sgorgano naturalmente dal nostro corpo ci danno sollievo.
Entrano ed escono, si crea movimento.
Ci muoviamo col rischio di cadere, scivolare, precipitare.
Il rischio è movimento, il movimento è vita.
Dobbiamo rischiare per muoverci.
Dobbiamo rischiare per vivere.
Dobbiamo rischiare per poter piangere ancora.





